Verso le 19 usciamo a comperare acqua, noccioline varie, pistacchi, mars e due pacchetti di biscotti. Verso le 20 Ulvyia telefona che sta venendo a prenderci e quindi raduniamo i bagagli. Siamo eccitati, forse si parte. Arrivano in tre e non riusciamo a caricare tutte le nostre borse, ce le mettiamo in grembo ma non riesco a infilare l'ultima gamba ne a chiudere la portiera. La macchina striscia... ogni buca una botta. Ulvyia con il suo gentile sorriso ci dice che c'è un problema riguardo alle moto, come sapete già la nave è stracarica e solo grazie all'intervento di un amico della sorella di... siamo riusciti a far accettare le moto come bagaglio. Il problema è che le nostre moto sono grosse, la taglia standard è 1 metro!!!! Le nostre sono due metri... 200 dollari. Si fermano davanti a un botteghino Change, scendo a fatica, sono sommerso di borse e dico: "Non ho dollari, solo di piccolo taglio... ma ho 150 Euro". Ulvyia mette la differenza: 30 dollari. Il tipo prende il malloppo, Ulvyia carina e gentile ci compra delle noci e succhi di frutta e non vuole i 30 dollari che voglio restituirle. Via al porto, il tipo si ferma a comperare i biglietti, noi proseguiamo verso una baracca dove scarichiamo i bagagli. Non c'è molta gente, ci raggiunge il boy di Ulvya, Toyotone bianco da 80.000 dollari. Chiediamo ai poliziotti il permesso per mettere i bagagli sulle moto in vista dell'imbarco... niet, non ancora. Al terzo tentativo ci danno l'Ok. Carichiamo i bagagli (non vi dico le feste che ci fanno le nostre moto...). Incomincia a piovere. Ci sono vicino a noi due Toyotoni e un Mercedes, penso una tribù Kazaka con molti bambini e ragazzini che si accalcano attorno alle moto e vogliono sapere quanto fanno all'ora e se è vero che siamo venuti dall'Italia sulle "biemve". Ci facciamo degli amici. Usciamo dalla dogana e salutiamo Ulvyia con baci e abbracci, il boy ci affida a un passeggero e ci spiega che bisogna dare 5 manat a testa a Ilgar per la cabina e salutiamo anche lui e il tipo che pare molto soddisfatto di quello che ci ha rapinato.
Rientriamo in dogana, ci fanno spostare le moto davanti all'ufficio e inizia l'ispezione: cosa c'e qui.. stivali, olio impermeabile. E qui... maglioni, impermeabile per la pioggia, mappe. Il tutto tra lui in Azerbaijano e io in italiano. Ok. Mi dice di passare lo zainetto alla macchinetta dei raggi, faccio appena in tempo a togliere lo svizzero. Ok. Spostare le moto di 10 metri, controllo passaporto, e poi ancora, e finalmente l'ok per salire. E' un percorso di guerra in mezzo ai binari del treno, catene bitte e ogni genere di ostacoli, da infarto. Entriamo nella stiva dove trasportano i carri ferroviari e ci indicano una botola dove sono scese le Toyota. Oddio... anche noi in quel buco! La stiva è vuota: 2 Toyota, 1 Mercedes e noi. Leghiamo con la mia corda le moto alla colonna centrale, una per parte, le gomme in mezzo a protezione, e le leghiamo come salami. Usciamo dalla stiva con le sacche (io 4, da morire), usciamo dalla nave e percorriamo il molo sino ad una passerella esterna, ballerina e inclinata, per raggiungere il ponte. Ci attende Ilgar, in divisa, bionda, giunonica che ci prende i passaporti, i biglietti e ci dice con fare perentorio... poltrone! No please, cabina, no poltrone. Passo 10 dollari a Giuliano che glieli rifila unitamente ai suoi 5 manat (i miei li avevo ceduti a un rompi che chiedeva soldi nella stiva e voleva, voleva, finche l'ho mandato...) ed ecco che abbiamo la cabina. Oddio... Olivia avrebbe storto il naso ma noi siamo Bikers duri e puri. Il ragazzo mi fa vedere dove c'è il cesso, scusate l'espressione ma non merita altro, unico per la nave... 3 dollari di mancia e ci fanno arrivare delle lenzuola, un po' dopo 2 coperte. Siamo contenti, in fondo abbiamo preso la nave in tre giorni contro una media di 7-10 come risulta da altre eperienze. Alla fine partiamo.
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Nessun commento:
Posta un commento