Oramai la decisione e' presa, dobbiamo saltare la Cina poiche' non abbiamo il visto per il Pakistan ed anche entrare in Cina senza le moto, come avevamo pensato, non e' possibile per via dei visti del Kirgyzstan che hanno un buco di 6 giorni e che ci costringerebbe in Cina per 10 giorni, troppi.
Siamo pronti a partire ed il ns.tagiko ci accompagna a fare benzina, solito secchio etc. e spendiamo 40 dollari per 40 litri. La trattativa e' stata condotta da una ragazzina molto sveglia che ci ha pure detto che il dollaro si e' ulteriormente indebolito, roba da matti pure i tagichi del Pamir a 4000 metri mettono in forse la potenza del dollaro!!!
La strada e' bella, il tempo splendido, lo spettacolo superbo e noi viaggiamo rilassati e stupiti per questi paesaggi bellissimi, non incontriamo anima viva e viaggiamo a cavallo dei 4000. Sono estasiato quando arrivo lungo in una curva, esco di strada, recupero, la moto sbanda ed e' in scivolata, la cassa di alluminio urta l'asfalto si punta e la moto si ribalta a tutta velocita'. Io sono sbalzato e atterro di pancia strisciando sull'asfalto per una decina di metri, ho l'impressione di non fermarmi piu'. Poi silenzio, mi alzo e mi rendo conto che la mia solita stella anche questa volta mi ha acchiappato per il codino. Corro a vedre la moto, un disastro, mi fa pena: serbatoio con la fincata destra tutta accartocciata, il cokpit distrutto, le casse ammaccate, storte, il manubrio un po' piegato, il garmin sofferente e non dico altro. Una caduta stupida da principiante, Giuliano dice che e' colpa del paesaggio troppo bello, ma non basta.
La raddrizziamo ed anche se recalcitrante poi alla fine riparte, prima scontrosa poi piu regolare. Affrontiamo il passo di Aikibaital a 4655 metri e da qualche chilometro costeggiamo il confine cinese con i i suoi fili elettrificati ed una quantita' regolare di pali ed in alcuni punti e' a 20 metri dalla strada. Si arriva al lago Karakoll quasi tutto ancora coperto di neve. C'e un piccolo villaggio, una decina di case e ci facciamo indicare dove bere un chay. Davanti alla casa si radunano dei ragazzini e facciamo qualche foto, poi entriamo e la padrona di casa ci serve il chay, con il pane e la crema di yak. Il tuttp per 10 somani, l'equivalente di 4/5 dollari.
Ripartiamo verso il confine tra Tajikistan e Kirgyzstan. I Tagiki chiedono sigarette e insistentemente soldi, ce la caviamo con un pacchetto me 10 dollari, ma non erano molto contenti. Altro controllo altra richiesta. Poi dirigiamo verso la postazione Kirghiza.
Il visto sarebbe valido da domani, ma contiamo sul fatto che non siano pignoli ed infatti non si accorgono e dopo un breve sguardo ai passaporti entriamo. La frontiera piu' veloce ed un solo pacchetto di sigarette dato piu' per cortesia che per richiesta.
Decidiamo di fermarci al primo villaggio, Sari-Tash per non correre il rischio di essere fermati ed avere problemi. Al villaggio cerchiamo una casa e la troviamo subito. Mettiamo le moto in cortile e ci sediamo a prendere il sole che e' bello caldo e forte. La nostra stanza non ha letti ma trapunte, ok. Prima di cena usciamo per fare due passi, non c'e nulla di interessante tranne il cimitero abbastanza particolare. Arriva una macchina con su due, uno scende e l' altro mi sembra di averlo visto, forse ad un controllo. Solite chiacchiere, american boy, no italian boy etc. Tagliamo dicendo che vogliamo camminare. Dopo un po il tipo torna alla carica: dove e' la vostra macchina, no abbiamo le moto, dove sono, in cortile passaporti, sono in casa andiamo e ci fa vedre una tessera con la sua foto in divisa e si dichiara polis. Tutto questo in kirghiso o russo. Diventa arrogante eprepotente, gli facciamo vedere le moto, chiede i passaporti, ok li prendiamo e glieli mostriamo, ci chiede il visa kirghiso e lo mostriamo, si inalbera dicendo che non e' il visa kirghiso. Gli diciamo che abbiamo fatto tre controlli e che i visa sono aposto. Incomincia a urlare che non abbiamo il visa e gli rispondiamo ancora una volta che il visa e' regolare. Cerca di prendere i passaporti, ce li mettiamo in tasca, ci urla di seguirlo, rifiutiamo, cerca di prendermi per un braccio mi divincolo, mi fa segno che mi mette in prigione, gli rispondo che telefono all'ambasciata italiana. La situazione peggiora, mi prende per il petto e mi sbatte conto il muro, mi libero ed incrocio lo sguardo del padrone di casa che ci fa segno di entrare, gli giriamo le spalle ci togliamo le scarpe ed entraimo lasciando li, non osa seguirci. Dopo 10 minuti entra il padrone di casa e ci fa segno che e' un tipo prepotente, chiedo conferma ed e' veramente della polizia. Siamo preoccupati per la famiglia che ci ospita ma ci fa capire che non ci saranno problemi. Noi ci aspettiamo un'irruzione che pero' non avviene. Decidiamo comunque dopo cena di organizzarci per partire all'alba.
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